BIVACCO Fanton Belluno

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COMMITTENTE | Sezione Cadorina del CAI di Auronzo, Fondazione Architettura Belluno Dolomiti

PROGETTISTI| arch. Giovanni Gherpelli, ing. Francesca Iavasile, arch. Giulio Lusvardi, arch. Glenda Mariotti, arch. Luca Oddi

SITO | Gruppo dolomitico delle Marmarole, Belluno

DIMENSIONE | 65 mq

CRONOLOGIA | 2015 concorso di progettazione

 

planimetria

Il connubio tra cielo e terra determina il principio di una differenziazione ulteriore delle cose. Così la montagna, pur appartenendo alla terra, si eleva verso il cielo: è “alta” e prossima al firmamento, è un punto d’incontro e di fusione dei due elementi primevi. Le montagne sono infatti considerate i “centri” attraverso i quali passa l’axis mundi… punti di transito tra l’una e l’altra zona “cosmica”. In altre parole le montagne sono luoghi entro il paesaggio che manifestano la struttura dell’Essere, e in quanto tali, “radunano” proprietà svariate.

  1. Heidegger, Saggi e discorsi

pianta

prospetto principale

 

sezione lunga

 

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prospetto corto

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dettaglio

 

 

Ogni volta che si affronta un nuovo tema di architettura ci si trova di fronte ad una quantità indeterminata di questioni che con più o meno forza vanno a determinare le scelte da intraprendere nel disegno, vanno ad interagire con la sensibilità del progettista, a giocare con la sua visione comunque soggettiva del problema. C’è poi il bagaglio culturale e di esperienze che accompagna ciascuno di noi, guidandoci in scelte tecniche, formali, spaziali sicuramente innovative e coerenti con il contesto ma comunque figlie dell’esperienza e delle sensibilità maturate.

L’ambiente stesso in cui ci si trova ad operare influisce, risulta sempre determinante. Gli spazi che si preparano ad accogliere le architetture vanno analizzati, conosciuti, interpretati, osservati in ogni loro forma ed espressione. Fondamentale è la consapevolezza che le modificazioni portate da un oggetto antropico saranno determinanti per la futura percezione di un luogo.

Il tema di progetto proposto dal presente Concorso risulta emblematico ed estremo nella necessità di un rapporto profondo e colto con l’ambiente. Viene da chiedersi, trovandosi di fronte alla maestosa monumentalità dell’ambiente incontaminato delle Dolomiti, che strada si debba intraprende per avviare una progettazione che vada a modificare questi luoghi. Sicuramente alla base ci deve essere la consapevolezza di progettare un manufatto del tutto reversibile, il meno possibile invasivo, realizzato con materiali che siano naturali e non nocivi per l’ambiente anche nel caso di un’improvvisa distruzione legata a calamità naturali. Quindi il legno, gli elementi metallici come l’acciaio e lo zinco, le fibre naturali coibentanti, il vetro.

L’attacco a terra sarà realizzato con un sistema che prevede delle perforazioni puntuali e l’inserimento di perni metallici ad espansione, al fine di modificare la roccia in aree il più possibile contenute, senza avvalersi di materiali chimici o comunque artificiali.

E’ però indubbio che la sola presenza della struttura, la sua peculiarità di elemento antropico unico, risulti in qualche modo invasiva o quanto meno sia interpretabile come un’interferenza. La strada scelta è così quella di denunciare la presenza della struttura, di renderla immediatamente individuabile e riconoscibile, non di mimetizzarla, si è cercato di creare un volume semplice e coerente nello sviluppo volumetrico, ma altrettanto permeato di elementi simbolici ed evocativi che vadano ad interpretare i segni, la morfologia, gli stereotipi della montagna.

Da questo processo nascono le tre scaglie, i tre blocchi che compongono la struttura. Tre cunei che puntano verso il cielo, che dialogano fra loro e con i molteplici orizzonti, giocando su differenti altezze ed inclinazioni, su asimmetrie, su fratture e i lievi scarti fra i piani contrapposti. I tre blocchi risultano sospesi, staccati dal terreno, assumono quindi un forte carattere di leggerezza e inconsistenza se messi a confronto con gli speroni di roccia, i picchi maestosi che li circondano. Anche il materiale di rivestimento, lo zinco naturale in lastre verticali accostate, vuole essere evocativo, rimandare alla verticalità delle impervie pareti rocciose dove le stratificazioni creano piani sovrapposti netti, con andamenti omogenei.

La scelta della composizione formale degli elementi trova il suo significato nel carattere simbolico – evocativo ma anche in quello strutturale – funzionale. Le pareti ripide, la superficie liscia delle facciate risolvono il problema dell’accumulo della neve e il conseguente aumento di peso sulle strutture. La decisione di orientare l’intera struttura lungo la linea di pendenza discendente del crinale, contrapponendo alla sommità un volume a forma di cuneo appuntito, deriva dalla volontà di lasciare scoperto ad eventuali valanghe il lato più stretto dell’edificio, uno “sparti acque”, uno sperone, che sappia resistere, anche grazie alla sua forma, alla forza distruttrice della neve e del ghiaccio, come il guscio di un carapace o la prua di una nave rompi ghiaccio.

Il tema della frammentazione in più parti è alla base della scelta progettuale, i tre moduli giustapposti paiono indipendenti, posati a livelli sfalsati, sollevati dalla superficie di roccia. Alla scelta estetica, anche in questo caso si aggiunge un aspetto pratico – funzionale, i tre elementi sono collegati attraverso “giunti di dilatazione” che danno la possibilità alla struttura, seppur piccola, di potersi assestare e rispondere ad eventuali piccoli movimenti fisiologici. Da non sottovalutare è anche la possibilità di organizzare la costruzione dell’edificio definitivo per stadi successivi. Ognuno dei tre elementi infatti può funzionare indipendente dagli altri due, certo con prerogative differenti e con funzionalità ridotta, ma comunque garantendo i servizi essenziali.

Elemento eccezionale e estremamente caratterizzante è rappresentato dalle porzioni vetrate inserite nei due spazi principali. Quella più generosa si apre sul volume “letto” disegnando l’intera facciata triangolare di fondo. Da qui lo sguardo si può spingere sulle catene montuose, sui picchi, sulle vallate circostanti, garantendo una vista privilegiata attraverso un diaframma fisico che protegge ma non preclude.

Nello spazio “soggiorno” sono invece previsti tre tagli verticali, stretti e lunghi, nella facciata sud – ovest, che rispettano la scansione del manto di copertura in lamiera. Queste “alte feritoie” aprono la vista alla vallata, nella direzione che consente le più larghe vedute. Solo i locali contenuti nella “punta” sono privi di porzioni trasparenti, sono protetti dalla corazza uniforme dello sperone.

Gli spazi interni sono estremamente rigorosi, distribuiti in modo razionale e funzionale. La scansione disegnata dalla struttura portante diventa modulo per organizzare gli spazi. Le brande del dormitorio si inseriscono e si ribaltano fra i montanti verticali, gli arredi fissi e il grande tavolo del soggiorno si modulano garantendo le conformazioni più consone. Il materiale usato per tutti gli spazi interni è il legno lasciato nel suo colore e nella texture naturali, benché trattato e protetto per garantirne la durabilità. Queste scelte assicurano calore e accoglienza a chi raggiunge il bivacco. Le dotazioni impiantistiche sono ridotte al minimo, per la difficoltà delle operazioni di manutenzione e di mantenimento; saranno istallati due punti luce collegati al sistema di accumulo fotovoltaico, al quale saranno collegate le predisposizioni per un eventuale stazione meteorologica e un impianto di videosorveglianza, come richiesto. In sommità alla struttura, protetta, sarà posta una piccola cisterna che raccoglierà l’acqua derivante dallo scioglimento degli accumuli di neve. All’interno la stessa cisterna sarà collegata ad un unico punto di adduzione acqua.

Il bivacco alpino è un approdo sicuro, un punto di riferimento fondamentale per chi vive la montagna in alta quota nelle sue più svariate accezioni. Entrando in uno spazio con queste peculiarità si deve percepire il senso di sicurezza, accoglienza, quiete che l’alpinista si aspetta. Si viene a creare, in questi luoghi, una piccola comunità i cui componenti trascorrono dei periodi di isolamento e convivenza, a stretto contatto. Essere in uno spazio confortevole, pratico, famigliare e versatile contribuisce in maniera determinante a consolidare i rapporti umani. L’uomo deve tendere a pensare spazi che rispondano al meglio alle proprie esigenze e che si adattino agli stili di vita più consolidati e comuni ai più, devono essere “macchina per abitare” coerente con il contesto e con l’uomo stesso.

La realizzazione della struttura deve necessariamente sottostare alle regole dettate dall’organizzazione logistica che consente il trasporto in quota dei materiali e la posa in opera di porzioni di struttura prefabbricate o prefinite. Tali operazioni, oltre alle oggettive complicazioni tecniche, rappresentano anche un forte aggravio nel costo di costruzione. E’ quindi necessario ottimizzare il più possibile l’uso dei sistemi di trasposto in quota al fine di distribuire in modo equo il loro incremento sulle lavorazioni. Per fare ciò si è pensato di realizzare in laboratorio porzioni finite della struttura da istallare direttamente in cantiere tramite sistemi di fissaggio a secco.

La prima operazione consisterà nel tracciamento dei punti di aggancio a terra del manufatto con la conseguente realizzazione dei fori nella roccia utili al fissaggio delle piastre in acciaio zincato che faranno da “piedi” di basamento agli elementi di sostegno verticale. Il loro fissaggio avverrà tramite perni in acciaio a pressione fissati nei fori nella roccia.

Una volta posati tali sostegni sarà possibile procedere all’istallazione dei “cavalletti” in legno lamellare binato che costituiranno la struttura portante principale su cui poggeranno i vani abitabili. I cavalletti saranno fissati alle piastre di base con perni in acciaio e verranno irrigiditi da un sistema di controventature a tiranti.

Sopra a tali elementi verrà fissata un’altra serie di “cavalletti” in legno lamellare binato, con sezioni e dimensioni ridotte rispetto ai principali. Questi saranno la base su cui costruire l’involucro degli spazi abitativi, su di essi saranno fissati tutti i successivi elementi prefabbricati a tamponamento.

Successivamente verrà posizionata la pavimentazione dei tre blocchi, costituita da un pacchetto prefabbricato realizzato con assito di legno lamellare, travetti di irrigidimento, coibentazione ottenuta con fibra di legno e assito di finitura calpestabile. Il pacchetto del pavimento avrà anche la funzione di irrigidire la struttura nella sua componente orizzontale.

A completamento dell’involucro saranno istallati i grandi piani inclinati che creeranno le pareti – copertura. Ogni piano verrà postato in quota già finito e pronto all’istallazione diretta. I pannelli saranno anch’essi prefabbricati, la loro struttura portante sarà in assito lamellare intelaiato e irrigidito da montanti verticali e orizzontali, esternamente i pannelli verranno interamente rivestiti dalle lastre di lamiera di zinco posata a secco con giunti a pressione. Interamente sarà istallato lo strato di coibentazione in fibra di legno. Una volta terminata la posa di tutti i piani di copertura saranno messe in opera le necessarie converse in lamiera di giunzione al fine di ottenere la massima sigillatura e impermeabilizzazione.

Ultimi elementi utili al totale tamponamento dei tre spazi sono le pareti dei lati corti che saranno realizzati in pannelli di legno coibentati ad eccezione del fronte del modulo “letto” che sarà invece in vetro – camera con serramenti in legno e la scala di accesso.

Ad ultimare il manufatto le finitura degli spazi interni, la posa degli arredi (brandine, elementi contenitivi, tavolo modulare, sostegni e appoggi nel magazzino) e le poche dotazioni impiantistiche richieste: l’impianto fotovoltaico vincolato su uno dei piani di copertura con il relativo cablaggio interno e il piccolo sistema di raccolta e distribuzione dell’acqua. Le ulteriori dotazioni tecnologiche troveranno spazio nel soggiorno e magazzino in accordo con gli installatori e compatibilmente alle necessità funzionali. Anche le eventuali sonde esterne potranno trovare collocamento in prossimità delle coperture.

E’ necessario evidenziare che tutte le scelte di carattere tecnologico, siano esse statiche o legate alla prestazione energetica dell’involucro edilizio sono frutto di un dimensionamento ottenuto con il supporto di professionisti esperti nelle rispettive materie che hanno espresso valutazioni secondo standard e sistemi di calcolo preliminari.

Un’ultima riflessione va dedicata alla durabilità e alla manutenzione della struttura nel tempo. I grandi piani di copertura rivestiti in zinco e istallati con un forte angolo di pendenza favoriscono una perfetta impermeabilizzazione della struttura ed evitano l’accumulo della neve sulla superficie. I “cavalletti” portanti principali, che fuoriescono dall’involucro in lamiera sono realizzati con legno lamellare trattato in autoclave e verniciato con vernici protettive per esterno e non soggette a degrado derivante degli sbalzi di temperatura, è comunque indubbio che a cadenza costante sarà necessario prevedere un intervento straordinario di manutenzione della finitura superficiale. L’involucro interno in legno verniciato al naturale è unicamente soggetto a degradi legati all’usura e al corretto uso da parte degli utenti. Il sistema fotovoltaico è soggetto alla fisiologica usura da funzionamento, in particolare le batterie di accumulo avranno bisogno di essere sostituite con cadenze regolari.

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