PO GRANDE candidatura a riserva MAB Unesco

 

PO grande

___________________

COMMITTENTE | Circolo Legambiente “AIRONI DEL PO”

PROGETTISTI | arch. Giovanni Gherpelli, ing. Francesca Iavasile, arch. Giulio Lusvardi, arch. Glenda Mariotti, arch. Luca Oddi

DIMENSIONE | 2 Regioni, 5 Province, 63 Comuni, 200 Km di asta fluviale, 39 siti Natura 2000, 38 Habitat di interesse comunitario, 10 affluenti

CRONOLOGIA | 2016 inizio percorso di candidatura

CONTRIBUTI | Università di Parma, Dipartimento di Bioscienze. Prof. Pierluigi Viaroli 

DOCUMENTI | cartella stampa

SITI | www.pogrande.it 

PO GRANDE. I territori dell’antica terra alluvionale lungo le rive del Po sono ricchi di elementi naturalistici che scandiscono i grandi spazi della pianura, generando una sensazione di ordine in chi li attraversa e l’immediata percezione di un curato disegno paesaggistico.

L’intervento antropico ha, nel corso dei secoli, indelebilmente contribuito a forgiare ed organizzare questo territorio. Le opere di regimentazione e bonifica delle acque, l’insediamento di centri abitati, tanto piccoli quanto diffusi, e l’organizzazione centuaria delle coltivazioni sono parte di questo territorio e hanno da sempre contribuito a determinarne il fascino. La natura e l’uomo assieme, mai in contrasto, hanno dato vita ad un luogo estremamente ricco ed omogeneo.

Queste prime valutazioni sono utili a delineare i confini paesaggistici e culturali della zona di protezione della riserva MAB Unesco che si propone di identificare.

Lo sviluppo geografico lineare est-ovest della futura riserva, dettato dall’andamento del fiume e delle sue golene, trova conferma nel susseguirsi dei nuclei abitati.
L’individuazione dei confini a nord e sud risulta modulata dall’incontro con “oggetti” naturali ed antropici di forte pregio.

foto aerea centuriazione

CORE ZONE

Il tratto centrale del fiume Po, compreso tra la Provincia di Piacenza e la città di Ostiglia (MN), è occupato da un complesso sistema di siti Rete Natura 2000 (RN2000) che comprendono tutte le principali aree naturali e semi-naturali, così come le tipologie di habitat, della Pianura Padana centrale (Fig. 1). La RN2000 è inserita in un territorio caratterizzato da agricoltura e zootecnia di avanguardia, da aree urbane diffuse e distretti industriali e da una complessa rete di infrastrutture.
Complessivamente insistono sul corso d’acqua e sugli ambiti perifluviali 38 differenti siti RN2000, di cui 17 ZPS, 11 SIC-ZPS e 10 SIC, per un area complessivamente protetta di 35430 ha. Di questi, ben 24 siti includono un tratto fluviale del Po (tab. 1)
La RN2000 del Po contribuisce in modo sostanziale a proteggere una quota rilevante dalla fauna ittica del centro-nord Italia, incluse alcune specie migratrici di particolare interesse conservazionistico (storione cobice, cheppia, cefalo calamita), così come di specie stenoaline dulcicole, tra cui molti endemiti e sub-endemiti italiani (alborella, triotto, ghiozzo padano, pigo, lasca, savetta). Il corso centrale del Po ospita e sostiene anche una quota significativa di limicoli e anatidi migratori, configurandosi come uno dei principali corridoi di migrazione sud-europeo. In generale tutto il corso centrale del Po si caratterizza per una ricchissima avifauna, sia nidificante, che svernante o di passo. Tutto ciò è possibile grazie alla naturalità e diversità degli habitat idro-igrofili presenti, con vegetazioni tipiche degli ambienti umidi planiziali. Tra questi si annoverano i boschi ripariali ad Ontano nero, Olmo minore e Farnia, a quelli ripariali a Salice bianco (riconducibili ai codici habitat 91E0, 91F0, 92A0), le vegetazioni annuali di greto, ovvero dei sabbioni e delle barre emergenti (codice habitat 3130, 3270) e le comunità a macrofite acquatiche (codice habitat 3140, 3150, 3260) (tab. 2).

CORE ZONE

specie di interesse

PO GRANDE habitat

habitat idro – igrofili

 BUFFER ZONE

argini e vie alzaie

ARGINI

La Buffer Zone sarà prevalentemente costituita dall’area compresa tra gli argini maestri. Compongono, da definizione, la Buffer Zone le aree che circondano la Core Zone e in cui si svolgono esclusivamente attività compatibili con gli obbiettivi di conservazione.

ALZAIE

Le rigogliose rive del fiume sono i primi elementi che si presentano al di fuori dell’alveo del Po, elementi diffusi, sono un vero e proprio bosco lineare che corre ininterrotto e rigoglioso lungo le due sponde con una larghezza che varia dai 3 metri ad alcune decine di metri.
Le rive sono per lunghi tratti accompagnate da un importante elemento artificiale la cui presenza è dimostrazione di un rapporto strettissimo tra fiume e uomo, si tratta delle Vie Alzaie. Su di esse, che corrono parallele al fiume, camminavano i muli che con funi trainavano i barconi controcorrente alla risalita del fiume.
Allargando lo sguardo verso nord e verso sud, assieme al corso del fiume, spina dorsale del territorio sono i grandi argini di irreggimentazione che definiscono i territori golenali.
Questi segni estremamente forti ed eccezionali in una terra del tutto piatta, segnano, con la loro distanza variabile dal fiume, il primo ambito di protezione: le Aree golenali.
La grande golena è un territorio estremamente mutevole, soggetto a enormi trasformazioni repentine in occasione delle piene del fiume. Con cadenza regolare le grandi piene del Po determinano profondi cambiamenti all’ambiente, spostano immense quantità di terra, creano grandi depressioni che in alcuni casi si trasformano in stagni permanenti, modificano l’andamento del fiume e mutano la percezione di grandi aree che possono essere inghiottite dal fiume o liberate dall’acqua.

In questo terreno in continuo mutamento emergono elementi puntuali più stabili come piccoli boschi di vegetazione ad alto fusto di pioppi, acacie, roveri, gelsi e aceri campestri.
Qui si sviluppa un sottobosco ricco e folto, anch’esso mutevole, in alcuni casi impreziosito dalla presenza di piccoli stagni e laghetti nati in depressioni naturali del terreno o in avvallamenti scavati dalla forza dell’acqua durante le alluvioni.
Attorno a questi diversificati ambienti dalle caratteristiche molto particolari si raccoglie la fauna autoctona più pregiata, composta da piccoli animali e insetti, e animali migratori e di passaggio.

boschi, zone umide, pioppeti

Ai boschi di pioppi ordinati e rigorosi nelle aree golenali si alternano le floride e verdeggianti coltivazioni di cereali e foraggi disposte in generosi riquadri fra loro sfalsati e con dimensioni variabili. Queste ampie aree aperte creano un tappeto multicolore e multiforme, ricco di sfumature nelle diverse stagioni, segno tangibile della ricchezza di una pianura fra le più fertili al mondo, proprio grazie alla presenza del fiume, saggiamente coltivata dall’uomo che ha saputo instaurare con il Po un rapporto di reciproco rispetto e supporto. Anche grazie alle recenti normative Europee che favoriscono lo sviluppo di coltivazioni con metodo Biologico, le aree golenali sono coltivate, sempre più di frequente, con tecniche che possono essere considerate sostenibili; per questo, oltre che per la loro affascinante storia, si ritiene opportuno inserire queste aree nelle Buffer Zone.

Altri punti fondamentali nella definizione della zona di protezione Buffer sono rappresentati dai nodi di innesto fra il Po e i suoi affluenti, fiumi, torrenti e canali artificiali. In prossimità di questi episodi eccezionali l’area MAB Buffer va ampliandosi, inglobando un tratto del corso d’acqua secondario che vive in totale simbiosi con il fiume principale. L’impianto naturalistico che si è costituito in queste particolari aree ha assunto peculiarità di flora e di fauna uniche.

Estendendo ancora lo sguardo, si ritiene opportuno ampliare la Buffer Zone ad alcune porzioni di territorio urbanizzato, o ad aree figlie di attività antropiche che dal fiume dipendono e a cui hanno legato indissolubilmente la loro storia.
E’ proprio il documentato rapporto simbiotico tra il fiume e i centri abitati, le abbazie, i castelli, le rocche e le vie di comunicazione che con cadenza costante costellano le fertili terre alluvionali della pianura del Po, che rende necessario ricomprendere questi territori di confine nelle aree di protezione.
Necessario includere nelle aree di protezione le strutture monastiche, in particolare cistercensi, che con le opere di bonifica delle terre prima e la diffusione delle tecniche di coltivazione, allevamento e conservazione di prodotti poi, hanno plasmato l’aspetto di queste terre.

coltivazioni, estensive, presidi sul territorio

ghirriOpportuno inserire  nelle aree di riserva anche i piccoli centri urbani voluti da potenti famiglie per garantire il controllo e la  difesa di questi territori, così come le rocche di origine medievale poi rimaneggiate fino al Rinascimento, i palazzi nobiliari edificati dal Rinascimento fino all’800, gli importanti edifici della vita civile come teatri, centri di commercio e piazze, i diffusi centri di culto urbani e rurali, e tutti quegli  elementi che verranno individuati puntualmente e che sono elementi regolatori del territorio, della sua storia, della sua economia e del suo sviluppo.

TRANSITION ZONE

Si giunge quindi alla periferia dell’area MAB che, per definizione, è quella porzione di territorio in cui le pratiche di gestione sostenibile del territorio sono promosse e sviluppate.
Si ritiene opportuno far rientrare in queste aree quella parte dei territori dei comuni rivieraschi che non è già inserita nella Buffer Zone.
Il carattere dei nuclei urbani, anche nelle parti di più recente realizzazione, sono chiaramente ascrivibili ad un tessuto e ad una cultura fluviale che ne ha governato le forme architettoniche, le forme sociali e la struttura economica.
Ogni centro ha avuto un rapporto stretto con il fiume, numerose sono le comunità di pescatori documentate, le floride attività commerciali che da sempre hanno sfruttato la grande via d’acqua per il trasporto di materiali da costruzione e prodotti alimentari. Sono storicamente documentate anche le cronache di sanguinarie battaglie navali tra le flotte delle ricche famiglie per accaparrarsi i terreni migliori, proprio in relazione alla loro posizione rispetto al Po.
Di tutta questa fiorente e multiforme varietà di attività antropiche ci è arrivato in eredità il territorio come si presenta oggi. L’astrazione agricola ha visto agli inizi del ‘900 la creazione della rete dei presidi umani che tutt’oggi sono alla base del sistema produttivo. Le grandi corti agricole, i lori poderi satellite costellano il territorio.

abazie, eccellenze culturali

Risulta tanto opportuno quanto necessario comprendere queste strutture all’interno della Transition Zone poiché rispondono ad un chiaro schema di sostenibilità che vede in una composizione architettonica razionale lo stretto rapporto tra gli spazi della vita, dell’allevamento, dello stoccaggio delle materie prime e della trasformazione dei prodotti.

corti agricole, filari, strade

Le case coloniche assieme ai filari di gelsi e di vite e alle strade sterrate sono costante e ordinata dimostrazione di una cultura antica e di un rapporto di amore e rispetto per la terra.

L’inserimento di queste aree nella Transition Zone significa promuoverne lo sviluppo sostenibile che già in buona parte di queste è avviato, spronare amministrazioni e privati ad intraprendere e o implementare le già esistenti pratiche virtuose.

Si ritiene opportuno sottolineare l’importanza delle eccellenze produttive di questo territorio come elemento qualificante della candidatura e quindi legare l’area MAB ai prodotti tipici estremamente pregiati la cui qualità è riconosciuta a livello nazionale ed internazionale internazionale, ad esempio il Parmigiano Reggiano, il Culatello di Zibello, il Lambrusco sono solo alcuni fra i prodotti unici dei questa terra.

prodotti eno-gastronomici


Anche le importanti personalità della cultura scrittori, musicisti, pittori, scultori figli di queste terre che hanno contribuito in modo definitivo a delineare i caratteri fondanti delle terre del Grande Fiume saranno tra gli elementi in grado di rendere ancora più incisiva la candidatura a Riserva MAB Unesco.

Giuseppe Verdi, Giovannino Guareschi, Antonio Ligabue, Cesare Zavattini, Claudio Parmiggiani, Pietro Ghizzardi, Remo Gaibazzi ed altri ancora sono infatti testimoni della ricchezza anche culturale di questo territorio.

La posizione privilegiata e strategica di queste “terre di mezzo” nel cuore della pianura padana, al centro di importantissime vie di comunicazione documentate in tempi assai remoti, è sicuramente stata motivo di fondamentali scambi commerciale e culturali che hanno lasciato un segno indelebile negli usi, nei costumi, nelle tradizioni e nella cultura che devono essere valorizzate in questa candidatura perché parte integrante del Paesaggio.

 

 

I COMUNI CHE SI AVVIANO ALLA CONVENZIONE PER AVVIARE

IL PROCESSO DI CANDIDATURA

PROVINCIA DI PIACENZA, Caledasco, Castelvetro Piacentino, Monticelli d’Ongina, Piacenza, Rottofreno, Sarmato, Villanova sull’Arda.

PROVINCIA DI CREMONA, Bonemerse, Casalmaggiore, Cingia de Botti, Cremona, Crotta d’Adda, Gerre de Caprioli, Gussola, Malagnino, Martignana di Po, Motta Baluffi, Pieve d’Olmi, San Daniele Po, Scandolara Ravara, Spinadesco, Stagno Lombardo, Torricella del Pizzo.

PROVINCIA DI PARMA, Colorno, Mezzani, Polesine Zibello, Roccabianca, Sissa Trecasali.

PROVINCIA DI REGGIO EMILIA, Boretto, Gualtieri, Guastalla, Luzzara, Novellara, Poviglio, Reggiolo.

PROVINCIA DI MANTOVA, Bagnolo San Vito, Borgo Virgilio, Borgofranco sul Po, Carbonara di Po, Dosolo, Felonica, Gonzaga, Magnacavallo, Marcaria, Moglia, Motteggiana, Ostiglia, Pegognaga, Pieve di Coriano, Poggio Rusco, Pomponesco, Quingentole, Quistello, Revere, Ronco Ferraro, San Benedetto Po, San Giacomo delle Segnate, San Giovanni del Dosso, Schivenoglia, Sermide, Serravalle a Po, Sustinente, Suzzara, Viadana, Villa Poma.

rassegna stampa giornata di inizio processo di candidatura a Guastalla

Gazzetta di Mantova

Gazzetta di Reggio

Piacenza Sera



I commenti sono chiusi.